Malena Aguirre è peruviana. Cresce in Italia, ma con il Sudamerica nell’anima. Ha il ritmo nel sangue. Tutti le dicono che quando balla, splende. È una peperina. Al liceo ha l’argento vivo addosso. Persa tra cuori sul diario, poster di cantanti, serie tv e shopping. A 26 anni scopre di essere incinta. Lo sa anche se il test, all’inizio, è negativo. Se lo sente. Lui, bel sudamericano conosciuto tra un cocktail e un ballo ancheggiante, sparisce quasi subito. Malena pensa di tornare in Perù ma poi decide di restare. Lei e Super Bimbo, come lo chiama lei, se la caveranno.

Dopo qualche settimana però inizia a stare male: febbre, affanno, brutta cera. Sarà la gravidanza, pensa. Invece no. È un mesotelioma, tumore durissimo che solitamente colpisce uomini adulti che sono stati a contatto con amianto. Malena mette subito in chiaro: vuole tutelare la bimba. Affronta a testa alta terapie, interventi, esami. Prima di entrare in sala operatoria inforca gli occhiali da sole e canta come Ray Charles. Lo chiama umorismo nero: così esorcizza la sua paura. Dà anche un nome al suo tumore: José. I medici sono sbalorditi dalla sua forza d’animo.

Tutti le stanno vicino. Riceve persino una proposta di matrimonio, da un uomo buono che vuole assicurare un futuro alla sua bambina. È Agnese, l’amica del cuore che non risponde mai al telefono, che una sera, davanti a un kebab al pollo, le dice la verità: le resta un mese. In ospedale le dicono che si può solo aspettare. Eh no, lei che non riesce mai a stare ferma, proprio non ci sta. Dopo lo choc, reagisce.

Intanto la voce si sparge: c’è una ragazza con un caso di mesotelioma più unico che raro. Una dottoressa la convince a iniziare la chemio, a sette mesi di gravidanza. Non nuocerà alla bambina, la rassicura. Ma il giorno prima del primo ciclo, Malena si sveglia e non sente più il battito della bimba. Lo sa già, ancora prima del monitoraggio, come quella volta con il test di gravidanza. La deve partorire morta. Parto naturale, perché il suo fisico non può sopportare un cesareo.

Malena inizia la terapia. Sta meglio, passa giorni sereni con la nonna arrivata dal Perù, fa un viaggio in Italia. Il tumore si si è ridotto e viene asportato. Tutti piangono dalla felicità. Ma improvvisamente un polmone implode. La operano di corsa, le tolgono il polmone sinistro, il pericardio, mettono un diaframma artificiale.

Malena ce la fa, più o meno. Il mese passa. Ne passano altri. Malena viaggia, fa sport estremi, trova e perde nuovi amori, cerca di godersi ogni attimo. Non importa se passerà molte ore a letto, nelle sei rimaste gira, scatta selfie e posta video. Malena la loca, la pazza, è tornata. E dopo 12 anni è ancora qui, un caso rarissimo perché solitamente i pochi sopravvissuti a quel male hanno una speranza di vita di appena cinque anni.

Lo spettro della recidiva la insegue. Eppure lei tiene duro. Le sue giornate sono fatti di alti e bassi. E i bassi sono più degli alti. Ma in quei pochi alti è sempre solare, travolgente, più peperina che mai. Lo fa per gli altri e per sé. Vuole trasmettere energia. E luce. Anche se ha perso una bimba mai conosciuta, anche se vive con un solo polmone, Malena è un inno alla vita. La sua storia è raccontata nel libro Io splendo (con Baldini&Castoldi), scritto a quattro mani con il suo compagno di liceo Simone Toscano, giornalista di Mediaset (Quarto Grado, Dritto&Rovescio e Tgcom24).